02/01/2009
Leonardo cerca una connessione decente...

Erano ore che Leonardo cercava una connessione decente. Davanti al suo MAC e con i tre cellulari buttati alla rinfusa sulla scrivania meditava come poterla trovare. Skype si illuminava di messaggi ai quali non avrebbe risposto e le righe orizzontali del suo maglione gli aprivano vie infinite di tormenti. Dette un’occhiata fugace alla sua chitarra, una Fender Telecaster del 75 appoggiata sulle lenzuola del letto disfatto. Gli aveva fatto compagnia durante una notte nella quale non era stato buono a chiudere occhio ma proprio quella stessa notte era riuscito a partorire il suo pezzo migliore. Ancora non aveva deciso come l’avrebbe chiamato e quella ricerca del titolo, l’aveva reso un po’ inquieto. Sorseggiava qualche goccio di prosecco svanito, rimasuglio di qualche sera prima, dopo una serata di baldoria con gli amici. Scese giù veloce dalla gola e calò diretto nello stomaco, depositandosi sul fondo. Sentì uno strano senso di vuoto e l’eco degli accordi rimpastati qualche ora prima, mentre con il plettro animava suoni scordati. Guardò la sua immagine riflessa nel mega schermo del Mac e notò che i suoi capelli avevano risentito nuovamente dell’umidità, increspati e inviperiti come serpi sulla testa di Medusa. Così provò a stirare i due ciuffi che gli ricadevano sugli occhi, tirandoli con il pollice e l’indice uniti. Della connessione invece neppure l’ombra. Ancora troppo rallentata. A volte sembrava che fosse riuscito quasi a ripristinarla ma quando provava a collegarsi ecco che crollava nuovamente. Così decise semplicemente di aspettare, afferrò una matita, prese il primo foglio bianco a portata di mano e buttò giù qualche fumetto per ingannare il tempo. Giocò con le linee e i contorni, riempì di nero qualche spazio e sfregò di lato la matita per i chiaroscuri. Le note nella sua testa, però, risultavano ancora suoni troppo scordati. La connessione era stata perfetta tutta la notte, ma quella mattina l’aveva proprio abbandonato. Era perfetta mentre suonava e la sua voce l’aveva sentita micidiale, uscire profonda e disperdersi in armonia con le pareti della sua stanza. In quella notte il suo mondo era lì. Tra il Mac, i muri intrisi di pensieri, la sua Fender e qualche parola che si era data una stretta di mano con la musica. Non avrebbe desiderato altro. E si era sentito Dio. Ma la mattina aveva perso di nuovo la connessione. “Riuscirò mai a trovarla, a mantenerla costante, equilibrata?” – si chiese mentre sentiva l’inquietudine infilarsi alle pareti delle sue interiora. E mise di nuovo mano al computer alla ricerca della sua connessione decente…con l’esistenza.
15:47
Scritto da: genevieve1975
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01/11/2008
Fugge la vita. E io l'aspetto seduta sui gradini di una chiesa



Struscio i piedi contro foglie bagnate di fango e polvere e lascio che si attacchino alle suole. Le porterò con me per qualche centinaio di metri, per poi lasciarle al loro destino. Un rigagnolo di acqua scorre appena sotto al marciapiedi e io lo guardo, mentre cammino. Non ci sono pozze dove specchiarsi, solo pietre viscide. Non sento attrito con questo mondo e non riconosco la mia città, i suoi muri. Non vedo la mia vita qui. Se l’è portata via il fiume grande in un giorno di sole e io non l’ho saputa ritrovare. Ero ferma a vedere il panorama dal ponte e lei è scappata via, mi è scivolata dalle dita. Un colpo di vento e si è smarrita. Neanche la pioggia ha saputo indicarmi la via, nemmeno le alluvioni, le stagioni che si alternano da secoli, il tempo. Mi sono seduta sui gradini di una piccola chiesa del centro e adesso è lì che aspetterò che torni. Fuori dal luogo della fede, a metà tra chi crede e chi ancora snobba la debolezza di chi prega. Starò qui, con la pioggia negli occhi che batte incessante e prepotente, con le braccia incrociate per mascherare il freddo. Mi abbraccerò per non sentirmi sola, strusciando le mani sulle spalle per scaldarmi. Avrò solo bisogno di un giornale per guardare in cima alla prima pagina e capire che giorno è. Oggi non me lo ricordo più.
01:56
Scritto da: genevieve1975
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23/10/2008
"L'odore della notizia"

"Un cronista riesce perfino a sentire l'odore della notizia...sì, perchè la notizia ha anche un "odore". Carmen Lasorella, nel pomeriggio di oggi al Festival della Creatività ha detto proprio questa frase e, mentre la ascoltavo sono rimasta quasi "incollata" alle sue parole. Ha parlato per un quarto d'ora davanti ad una platea calamitata dalla sua voce,dalla ricchezza dei suoi pensieri, dalla passione di una giornalista che ha davvero viaggiato nella notizia, l'ha respirata, ne ha avvertito l'odore. Odore di vita, di morte, di cambiamento. Di sangue e di paura, di violenza e di speranza. L'ho ascoltata come non facevo con nessuno da tempo. L'ho ascoltata perchè è stata vera, proprio come dovrebbe essere una notizia. E non posso negare di non essere stata emozionata quando, oggi, le ho stretto la mano. Ha parlato di "viaggi" Carmen Lasorella "un cronista i viaggi li fa sempre con gli altri" - ha detto cammini nelle culture, nella gente, nella fantasia, nel pensiero. "I viaggi sono fatti di tante partenze e altrettanti arrivi" - ha raccontato - con un paragone che stava come il cacio sui maccheroni in ogni ambito di questo nostro vivere: la professione, l'amore, la personalità, l'esistenza stessa in tutti i suoi molteplici aspetti. E Lei, nei suoi viaggi, quei percorsi li ha saputi gustare, assoporare, sentirne l'odore, avvertirne il suono. Lo si capisce da come parla, da come ti guarda negli occhi, dalla curiosità che esprime, da come ti ascolta. Dall'umiltà di chi ha "incamerato" tanto, di chi conosce tanto e ha visto altrettanto nella vita ma che non si stanca, che non si appaga, non si accontenta. Gli occhi di Carmen Lasorella sono quelli di una che non si sente arrivata ma che ha voglia ancora di viaggiare, di conoscere, di provare a capire. E' stata proprio lei la "perla" di questo Festival della Creatività, almeno per me. E' salita su un palco e in piedi, con le scarpe polverose e la borsa gettata a terra, ha mostrato il suo pensiero. Senza gesti plateali, senza polemica ma parlando alla gente col cuore, con la passione di una che ama talmente tanto il suo lavoro da aver rischiato la vita per la notizia. E io oggi, ascoltando la sua voce, ho respirato davvero aria di creatività, ne ho avvertito l'odore.
23:25
Scritto da: genevieve1975
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